30 anni fa usciva ‘The Frighteners’, ed è forse arrivato il momento di riscoprirlo

Nel 1996 usciva nelle sale The Frighteners di Peter Jackson, distribuito in Italia con il titolo Sospesi nel tempo. Il film rappresentò un passaggio fondamentale nella carriera del regista neozelandese, che nonostante avesse già firmato nel 1994 il bellissimo Heavenly Creatures (Creature del cielo), il suo nome veniva ancora fortememete accostato al cinema comedy horror grazie alle tre pellicole che lo avevano reso celebre tra la fine degli anni ’80 e i primi ’90: il film d’esordio Bad Taste (1986), il folle Meet The Feebles (1989) e il cultissimo Braindead (1992).

Peter Jackson scrive il soggetto di The Frighteners insieme alla moglie e sceneggiatrice Fran Walsh, inizialmente concepito come un episodio per la serie Tales From The Crypt, e lo sottopone a Robert Zemeckis. Il produttore ne intuisce le potenzialità e suggerisce alla Universal Pictures di farne un film, trascinando nel progetto Michael J. Fox nel ruolo del protagonista. Per Jackson si tratta del primo film con un budget di tutto rispetto: Zemeckis gli mette a disposizione quasi 30 milioni di dollari. I due concordano di girare in Nuova Zelanda, pur dovendo ricreare un’ambientazione tipicamente americana.

Il casting viene affidato a Victoria Burrows, destinata a diventare una collaboratrice fissa in tutti i film successivi di Jackson. Burrows coinvolge nel progetto Trini Alvarado, John Astin, Dee Wallace, Jeffrey Combs, Peter Dobson, Jake Busey, Chi McBride e Jim Fyfe.

Frank Bannister (Michael J. Fox) è un ex brillante architetto che, dopo aver perso la moglie in un incidente d’auto, scopre di essere in grado di comunicare con i morti. Rimasto solo e senza un soldo, si reinventa acchiappafantasmi e, in combutta con tre improbabili spettri (Chi McBride, Jim Fyfe e uno strepitoso John Astin nei panni del fantasma del Giudice), mette in piedi un business tanto ingegnoso quanto assurdo, esorcizzando le case dagli spiriti (e svuotando le tasche dei malcapitati).

La truffa viene interrotta con la comparsa del Triste Mietitore, una misteriosa entità che inizia a uccidere persone in città, marchiandole sulla fronte con un numero progressivo. Le indagini vengono affidate all’eccentrico agente dell’FBI Milton Dammers, interpretato da un ispiratissimo Jeffrey Combs che porta sullo schermo una delle sue migliori interpretazioni dai tempi di Re-Animator. Convinto che l’assassino sia proprio Bannister, Dammers gli dà la caccia, mentre Frank, con l’aiuto di Lucy Lynskey (Trini Alvarado), vedova di una delle vittime, cerca di risolvere il mistero e tirarsi fuori dai guai.

La produzione richiese ben sei mesi di lavorazione, una durata insolitamente lunga per gli standard dell’epoca e tra le più estese mai approvate fino ad allora dalla Universal. Un calendario dilatato dovuto in larga parte all’ampio e innovativo utilizzo di effetti digitali, che richiese una complessa integrazione con le scene girate dal vivo. Nonostante qualche screzio durante la post-produzione, gli studios rimasero talmente colpiti dal risultato finale da decidere di anticiparne l’uscita nelle sale di tre mesi.

Una scelta che si rivelò affrettata e controproducente: The Frighteners si trovò a competere al botteghino con blockbusters come Independence Day, Twister ed Eraser, che in quella stagione monopolizzarono l’attenzione del pubblico. Anche la campagna marketing si dimostrò poco efficace, presentando il film come una commedia per famiglie e smussandone completamente la forte componente dark, che ne rappresentava uno degli elementi più distintivi. A peggiorare la situazione intervenne la MPAA, che classificò il film come R-rated (vietato ai minori). A nulla valse il tentativo di Jackson di tagliare ben 14 minuti dal montaggio finale: il divieto rimase e l’uscita si trasformò in un flop annunciato.

Rivisto oggi, The Frighteners si conferma un film riuscitissimo e un autentico esercizio di stile di Peter Jackson. Grazie a un budget milionario e alla libertà artistica concessagli da Zemeckis, il regista riesce a convergere le sue esperienze nelle commedie horror a basso costo in un’opera più ambiziosa e matura, dove la sua immaginazione può spaziare liberamente e il suo inconfondibile umorismo nero trova piena espressione. Fondamentali anche gli effetti speciali, all’avanguardia per l’epoca, realizzati dalla Weta Digital (oggi Weta FX), di proprietà dello stesso Jackson, che di lì a pochi anni sarebbe stata impegnata nella realizzazione della trilogia de Il Signore degli Anelli.

Il film mostra infatti già alcuni degli archetipi visivi che Jackson e la sua squadra svilupperanno successivamente: è impossibile non notare le affinità tra il design del Triste Mietitore e quello dei Nazgûl di Sauron, così come tra gli spettri di The Frighteners e l’oscuro Esercito dei Morti che appare ne Il Ritorno del Re.

Un’opera visionaria e coraggiosa, forse fra le più sottovalutate della filmografia di Peter Jackson, che a distanza di trent’anni merita senza dubbio una riscoperta.